top of page

Democrazia e potere (2): cosa propongono davvero i partiti italiani



Premessa

Nel precedente intervento (https://giuseppemelisca.wixsite.com/website/post/democrazia-e-potere-una-questione-di-distribuzione) ho proposto una chiave di lettura della democrazia fondata su un criterio semplice ma spesso trascurato: come è distribuito il potere.

La democrazia, infatti, non è solo partecipazione dichiarata, ma configurazione concreta del potere decisionale, qualcosa che favorisce la partecipazione o, di fatto, la limita o la nega. Ed è da questa configurazione che dipende la possibilità reale dei cittadini di incidere sulle scelte collettive.

Per rendere operativa questa prospettiva, è necessario tornare alle due dimensioni fondamentali già richiamate:

  • la dimensione orizzontale, che riguarda l’equilibrio tra legislativo, esecutivo e giudiziario;

  • la dimensione verticale, che riguarda la distribuzione del potere tra i diversi livelli territoriali.

A queste si aggiunge un elemento decisivo:

➡️ la distinzione tra potere originario e potere derivato

➡️ e la coerenza tra competenze, responsabilità e risorse

 

Il modello: rappresentare la distribuzione del potere

Se queste dimensioni vengono rappresentate in forma grafica, è possibile costruire uno spazio analitico nel quale collocare le diverse proposte politiche.

  • lungo la dimensione verticale si passa da configurazioni in cui il potere è concentrato a livello statale a configurazioni in cui esso è distribuito tra più livelli istituzionali, includendo anche il livello sovranazionale;

  • lungo la dimensione orizzontale si passa da situazioni di concentrazione del potere a situazioni di effettivo equilibrio tra i poteri dello Stato.

La collocazione dei partiti in questo spazio dipende, però, da un ulteriore elemento:

➡️ se il potere è originario o derivato;

➡️ e se è effettivamente esercitabile, cioè sostenuto da risorse adeguate.

La dimensione verticale non riguarda, pertanto, solo il rapporto tra Stato e autonomie territoriali, ma anche quello tra Stato e livelli sovranazionali, nei quali si esercita una quota crescente di potere decisionale.


Una premessa necessaria

Prima di entrare nel merito, è opportuno chiarire un punto. Molti partiti dichiarano di voler distribuire il potere. Tuttavia, quando si analizzano le proposte concrete, emerge spesso una distanza tra rappresentazione e realtà. La distribuzione può essere:

  • formale o sostanziale

  • basata su poteri originari o su poteri derivati

  • sostenuta o meno da risorse adeguate

Ed è proprio su questo terreno che si misura la qualità democratica di un sistema. Qui di seguito si presenta una classificazione del posizionamento dei partiti in base alle dimensioni considerate.

 

L’area dei partiti che fondano la loro azione sulla centralità dello Stato e sul potere concentrato

Il grafico seguente, costruito sulla base dei criteri esposti, sintetizza il posizionamento dei partiti rispetto alla distribuzione del potere.


Come si può osservare, alcuni partiti si collocano in una configurazione in cui il potere tende a concentrarsi a livello statale, mentre altri hanno un posizionamento più vicino all’idea che il potere debba essere distribuito.

Fratelli d’Italia rappresenta il caso più evidente. La centralità attribuita all’unità nazionale e all’interesse della “Nazione” o della “Patria” definisce un’impostazione in cui la dimensione verticale è fortemente sbilanciata verso il centro. Le autonomie territoriali sono ammesse, ma entro limiti stabiliti dal livello statale, e quindi riconducibili a una logica di potere derivato. Questa impostazione si estende anche al livello sovranazionale, dove prevale una logica intergovernativa. Il potere non viene concepito come condiviso in modo originario, ma come esercitato dagli Stati, che restano i soggetti centrali del processo decisionale. Il che la dice lunga sul fatto che, a dispetto di quanto si dice nelle cronache “l’Europa ha deciso”, “l’Europa ci impone”, ecc.. La verità è che, nella logica di Fratelli d’Italia, debbono rimanere gli Stati a decidere, non l’UE in quanto tale.

Anche sul piano orizzontale, l’impostazione tende a privilegiare un rafforzamento del livello politico centrale, con un equilibrio tra i poteri che si gioca prevalentemente all’interno dello Stato. Peraltro, le loro proposte, quale per esempio “il presidenzialismo”, si inquadrano questa visione che tende a squilibrare i rapporti tra esecutivo, legislativo e giudiziario.

Il Movimento 5 Stelle presenta una configurazione diversa sul piano della partecipazione, ma non su quello della distribuzione del potere. L’enfasi sulla partecipazione diretta non si traduce in una ridefinizione strutturata della dimensione verticale. Le posizioni sull’autonomia territoriale risultano variabili e non riconducibili a un modello fondato su poteri originari. Sul piano sovranazionale, il Movimento 5 Stelle ha assunto nel tempo posizioni variabili, senza tradurle in una chiara configurazione della distribuzione del potere tra livelli. Le scelte assunte nel contesto internazionale mostrano una difficoltà a collocare il rapporto tra Stati e organizzazioni sovranazionali all’interno di un modello coerente, confermando una visione del potere più reattiva che strutturata.

Alleanza Verdi-Sinistra, pur muovendo da presupposti diversi, tende anch’essa a collocarsi in un’area in cui il ruolo dello Stato è centrale. In questo caso, la scelta è motivata dall’esigenza di garantire uguaglianza e coesione, ma il risultato sul piano della distribuzione del potere resta simile: prevalenza del livello statale e autonomia territoriale limitata. Sul piano sovranazionale, la prospettiva è favorevole a un rafforzamento dell’Unione Europea, ma all’interno di un’impostazione in cui il ruolo pubblico resta centrale. Anche in questo caso, la distribuzione del potere tende a essere letta più in termini di coordinamento che di riconoscimento di poteri originari.

 

L’area dei partiti che considerano la distribuzione del potere ma solo in modo derivato

Una seconda area è rappresentata da quei partiti che riconoscono l’importanza della dimensione verticale, ma senza configurare un sistema fondato su poteri originari.

Il Partito Democratico si colloca in questa prospettiva. La riforma del Titolo V del 2001 rappresentava un tentativo di redistribuzione del potere, ma non è stata accompagnata da una piena autonomia finanziaria né da una chiara definizione di responsabilità. Ne deriva una configurazione in cui il potere è distribuito sul piano formale, ma resta in larga parte derivato, al di là di alcune ottime intuizioni poi abbandonate nel corso del tempo. Sul piano sovranazionale, il Partito Democratico si colloca in una prospettiva europeista, ma prevalentemente riformista. L’integrazione è vista come un processo da rafforzare, senza tuttavia configurare in modo esplicito un trasferimento di potere originario verso il livello europeo.

Una logica analoga si ritrova in Azione e Italia Viva. In questi casi, il tema della distribuzione del potere è subordinato a quello dell’efficienza decisionale. La riforma costituzionale promossa durante il governo Renzi si inserisce in questa prospettiva: rafforzamento del centro e riduzione dei livelli di intermediazione, con effetti evidenti sulla dimensione orizzontale e su quella verticale. Sul piano sovranazionale, queste forze politiche sostengono un rafforzamento dell’integrazione europea, ma in una prospettiva prevalentemente funzionale ed efficiente. Anche in questo caso, il potere è concepito come coordinato più che originariamente distribuito.

+Europa introduce una tensione interessante tra livello nazionale e sovranazionale. L’apertura al federalismo europeo rappresenta uno dei pochi casi in cui il trasferimento di potere viene esplicitamente concepito anche a livello sovranazionale, configurando, almeno sul piano teorico, una prospettiva più coerente con l’idea di poteri originari distribuiti tra livelli. Tuttavia, sul piano interno, il potere resta prevalentemente concentrato e le autonomie territoriali assumono una funzione più amministrativa che politica.

Anche i partiti di tradizione liberal-democratica, come PSI, PLI e Partito Radicale, mostrano apertura al decentramento, ma senza configurare un sistema fondato su poteri originari. Il risultato è una distribuzione del potere che resta, nella maggior parte dei casi, condizionata. Sul piano sovranazionale, queste tradizioni politiche mostrano apertura all’integrazione europea, ma senza sviluppare una proposta sistemica di distribuzione originaria del potere tra livelli.

 

L’area dell’autonomia apparente e delle incoerenze

Una terza area è quella in cui emergono le maggiori contraddizioni.

Forza Italia richiama il federalismo fiscale, ma tale richiamo non si traduce in una proposta coerente in termini di poteri originari e di coerenza tra competenze e risorse. L’autonomia resta quindi, in larga parte, dichiarata. Sul piano sovranazionale, Forza Italia mantiene una posizione europeista pragmatica, orientata al coordinamento tra Stati più che alla costruzione di un livello dotato di poteri originari.

La Lega rappresenta il caso più esplicito di proposta di redistribuzione del potere in senso verticale, attraverso l’autonomia differenziata e, comunque, solo sul piano interno e non su quello sovranazionale. Inoltre, se si applica il criterio della distinzione tra potere originario e potere derivato, emergono limiti evidenti. Il modello proposto è selettivo, basato su intese e non accompagnato da un impianto altrettanto chiaro in termini di coordinamento e responsabilità. Sul piano sovranazionale, come già evidenziato, la Lega ha assunto posizioni critiche addirittura disfattiste verso l’integrazione politica europea (si pensi alla campagna elettorale + Italia e – Europa), privilegiando una visione in cui il potere resta saldamente in capo agli Stati. Questo elemento rafforza l’incoerenza tra una richiesta di autonomia territoriale interna e una visione complessiva del potere che resta prevalentemente centralizzata. Inoltre, l’evoluzione del partito verso una dimensione italiana ha attenuato la sua originaria impostazione territoriale. Ne deriva una configurazione in cui la distribuzione del potere non si traduce in un sistema coerente e stabile.

Il Partito Sardo d’Azione, storicamente autonomista (e per molti aspetti dichiaratamente federalista), evidenzia una difficoltà a tradurre in pratica una visione fondata su poteri originari, sia sul piano istituzionale che su quello organizzativo interno. Anche sul piano organizzativo interno emergono elementi che riflettono una difficoltà a tradurre in pratica una visione fondata su poteri originari e pluralità decisionale.

 

L’area dei partiti che propongono una distribuzione reale del potere

Vi sono, infine, casi in cui la distribuzione del potere appare più coerente con il modello delineato.

La Südtiroler Volkspartei e l’Union Valdôtaine operano in contesti caratterizzati da forte autonomia territoriale, in cui le competenze sono accompagnate da risorse e responsabilità. In questi casi, il potere si avvicina a una configurazione originaria, e la dimensione verticale risulta effettivamente articolata. In questi casi, la dimensione sovranazionale si integra con quella territoriale, contribuendo a costruire una configurazione multilivello del potere, più coerente con un modello fondato su poteri originari.

 

Una lettura d’insieme

L’analisi consente di trarre alcune considerazioni generali. La maggior parte dei partiti italiani si colloca in una posizione intermedia:

  • tra centralizzazione e distribuzione,

  • tra potere originario e potere derivato.

Solo in pochi casi si osserva una reale coerenza tra:

  • distribuzione del potere,

  • responsabilità,

  • risorse.

Se si estende l’analisi al livello sovranazionale, emerge un ulteriore elemento: molti partiti che rivendicano autonomia a livello interno mantengono una visione del potere fortemente centrata sullo Stato nel rapporto con l’Europa. Questa asimmetria evidenzia una difficoltà più generale: molti partiti faticano a concepire il potere come realmente distribuito lungo l’intera dimensione verticale, limitandosi a ridefinirlo solo all’interno dello Stato.


Conclusione

Se si assume che la democrazia coincida con la possibilità effettiva di partecipazione, allora il criterio di valutazione resta quello già indicato:

  • distribuzione sostanziale del potere;

  • riconoscimento di poteri originari;

  • coerenza tra competenze, responsabilità e risorse.

Alla luce di questo criterio, emerge con chiarezza che molte proposte politiche distribuiscono il potere solo in apparenza, mantenendolo in realtà entro configurazioni di tipo derivato. Ed è proprio su questa distanza tra rappresentazione e struttura che si gioca, oggi, una parte rilevante della qualità della democrazia. In questo senso, il problema non è tanto la mancanza di proposte, quanto la difficoltà a costruire un modello coerente di distribuzione del potere lungo l’intera dimensione verticale e orizzontale.

Commenti


Post: Blog2_Post

Subscribe Form

Thanks for submitting!

©2020 di Equità e Libertà. Creato con Wix.com

bottom of page