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“So Much to Aim For – Azioni per un Futuro Migliore”

La canzone  So Much  di Peter Gabriel ci invita a riflettere sulla nostra esistenza e sulle relazioni che tessiamo nel corso della vita. Il suo richiamo all’incompiuto, alla ricerca costante di senso, sembra ricordarci che — nonostante le ferite e le incertezze — c’è ancora “tanto per cui tendere”, tanto per cui impegnarsi. È una musica che non consola in modo superficiale, ma  chiama alla responsabilità . Viviamo in un’epoca segnata dalla crescente legittimazione di leader

Oltre il “campo sociale”: pastoralismo sardo, cultura d’impresa e politiche multilivello

1. Introduzione Il recente intervento del collega prof. Marco Pitzalis su  Dialoghi Mediterranei , che interpreta il pastoralismo sardo come  campo sociale  e ne analizza criticamente le forme di governo, rappresenta un contributo importante per comprendere la profondità storica e la complessità politica del mondo rurale sardo. [1] In questo testo assumo quella prospettiva come punto di partenza, ma propongo di integrarla con lo sguardo dell’economia e gestione delle impre

Indipendenza della Sardegna? Una riflessione pragmatica tra storia, economia e capitale umano

Per discutere seriamente di autodeterminazione bisogna guardare in faccia la realtà, non gli slogan.   Premessa In Sardegna, ciclicamente, riaffiora la domanda: è possibile – e desiderabile – immaginare un futuro da Stato indipendente? Non si tratta di una questione folkloristica, ma di un interrogativo radicato in una storia reale di marginalizzazione, sfruttamento e incompiutezza istituzionale. Dalle servitù militari alle politiche industriali calate dall’alto, fino a una

Dopo Brexit: sterlina, euro e il costo (reale) di stare fuori dall’Europa

Introduzione Alla metà degli anni Ottanta, la Commissione europea guidata da Jacques Delors chiese a un gruppo di economisti – il più noto è Paolo Cecchini – di stimare quanto costasse, in termini di crescita, lavoro e competitività, non completare il mercato unico europeo. Quel lavoro, passato alla storia come Cecchini Report (1988), introdusse l’espressione “costo della non Europa”: l’idea che la mancata integrazione abbia un prezzo misurabile in punti di PIL, posti di lav

Mediterraneo, sensemaking e co-creazione di valore: verso un modello manageriale dei sistemi territoriali

Questo contributo nasce a partire da una riflessione di Silvano Tagliagambe sul Mediterraneo come matrice culturale e simbolica. Qui provo, da economista aziendale e studioso di management, a svilupparne alcune implicazioni sul piano organizzativo, territoriale e istituzionale. 1. Introduzione: il Mediterraneo come matrice di senso Il Mediterraneo è stato per secoli descritto come crocevia di popoli, civiltà, commerci, conflitti e scambi simbolici. Da Fernand Braudel in poi,

RussVietico, anti-occidentalismo e cecità morale

Perché una parte dell’Italia assolve l’imperialismo russo e sacrifica l’Ucraina in nome di una falsa coerenza Nel dibattito pubblico italiano – e in modo particolarmente rumoroso sui social – si è consolidata una curiosa abitudine: chiunque osi criticare apertamente il regime russo, o semplicemente ne descriva i tratti autoritari e imperiali, viene rapidamente etichettato come “atlantista”. Poco importa quali siano le sue posizioni reali sulla NATO, sugli Stati Uniti o sull’

Difesa europea e guerra: un’equazione sbagliata

Nel dibattito pubblico degli ultimi mesi si è affermata con sorprendente facilità un’equazione tanto semplice quanto fuorviante:  difesa europea = volontà di guerra . Si tratta di un’equazione che circola con una faciloneria disarmante anche tra persone istruite e politicamente impegnate, segno che non siamo di fronte a un fraintendimento occasionale, ma a un  frame ideologico  che tende a imporsi come atto di fede. Il problema è che questa equivalenza non regge né sul piano

Quando smettiamo di distinguere: appunti sulla crisi della razionalità pubblica

C’è qualcosa che si è progressivamente incrinato nel modo in cui discutiamo delle questioni pubbliche. Non riguarda solo i contenuti, né solo il tono del dibattito. Riguarda una facoltà più profonda e silenziosa: la capacità di distinguere i concetti . E senza distinzioni, il pensiero non scompare di colpo, ma si dissolve lentamente, lasciando il posto a credenze, appartenenze, certezze assolute. Mai come oggi si parla di tutto. Guerre, pace, sicurezza, libertà, diritti, Eur

Oltre Maastricht: perché l’Europa non è ancora un’unione economica (e come potrebbe diventarlo)

1. Introduzione: una moneta senza Stato, un continente senza voce L’Europa dispone della seconda moneta più utilizzata al mondo — l’euro — ma non possiede né uno Stato federale né un’unione economica completa. È una potenza commerciale, ma non una potenza politica. È un’unione monetaria, ma non un’unione fiscale. È uno spazio economico integrato, ma governato da meccanismi intergovernativi lenti e spesso contraddittori. Ne deriva una contraddizione strutturale:  l’euro è na

Oltre gli Stati nazionali ottocenteschi.

Per un federalismo sistemico e per il riconoscimento delle nazioni europee senza Stato. 1. Perché oggi parlare di federalismo è necessario Il federalismo, nella sua accezione più alta, nasce come risposta alla crisi del modello dello Stato nazionale moderno. Kant, già nel 1795, nella  Zum ewigen Frieden , sosteneva che la pace non potesse essere garantita dalla semplice coesistenza degli Stati ma richiedesse una  “federazione di popoli liberi”  capace di limitare la sovranit

Utopie necessarie Perché la Sardegna (e l’Europa) devono tornare a immaginare il proprio futuro

Ci sono parole che sembrano ingenue, quasi imbarazzanti da pronunciare in pubblico. Una di queste è  utopia . Eppure, come ricordava Ernst Bloch,  “l’utopia concreta è la forza anticipatrice del possibile” . Non è fuga dal reale: è un modo di guardarlo con occhi che non si rassegnano. L’ho riscoperta ieri, in occasione della mostra “20 di pace” curata dal ColLab della Scuola Civica d'Arte Contemporanea, quando Arnaldo Scarpa ha scelto proprio questa parola per sintetizzare il

Che Sardegna vogliamo diventare?

Riflessioni per un’isola che sta già costruendo il proprio futuro Ci sono momenti in cui un territorio deve avere il coraggio di fermarsi e domandarsi chi vuole essere. La Sardegna, oggi, è in uno di quei momenti. Ci muoviamo spesso dentro dibattiti frammentati: tariffe aeree, continuità territoriale, stagioni turistiche incerte, paesi che perdono abitanti, giovani che partono, sportelli postali che chiudono, presidi sanitari che mancano, inadeguatezza della rete stradale e f

Non tutto è perduto. Gavoi e la Sardegna che ascolta, impara e costruisce

Ci sono giornate che non somigliano a un convegno, ma a un’esperienza collettiva. La giornata di Gavoi dedicata ai  Nomadi Digitali in Barbagia  è stata esattamente questo: un momento in cui idee, persone, istituzioni e comunità si sono riconosciute in un racconto condiviso. Un racconto che non si è limitato a descrivere il fenomeno del lavoro da remoto, ma ha aperto una riflessione più ampia sulla capacità dei territori sardi di rigenerarsi, di apprendere e di trasformare la

La solita illusione, i soliti creduloni. Grandi poli commerciali, piccole visioni di sviluppo

L'annuncio e la promessa A Elmas, alle porte di Cagliari, è stato presentato come un evento “epocale”: l’apertura di un nuovo mega-polo commerciale nell’area dell’ex stabilimento FAS, con la prospettiva di circa 1.300 posti di lavoro . Secondo un articolo di Distribuzione Moderna ( https://distribuzionemoderna.info/notizia-del-giorno/il-centro-fas-di-elmas-cagliari-si-prepara-allapertura ), il progetto prevede circa 67.000 m² di superficie lorda, su tre livelli, con 1.800 pos

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