Chi sono

Aggiornamento: ott 6

Di mestiere faccio il docente e il ricercatore all'Università di Cagliari dove mi sono laureato con una tesi intitolata "Il sistema imprenditoriale della Sardegna e il processo di integrazione europea". Un lavoro che mi valse l'XI edizione del premio di meridionalistica intitolato allo studioso Guido Dorso (http://www.assodorso.it/albo.htm). Fu così che ad appena 24 anni (un'età assai diversa allora da quella di oggi) feci il mio primo viaggio da solo, a Napoli, ospite all'Hotel Vesuvio, situato sul lungo mare Caracciolo, e la cerimonia di fronte nello scenografico Castel dell'Ovo, per ritirare dalle mani dell'allora Ministro del Mezzogiorno, la pergamena e il dono che ricorda quell'evento.

Appena laureato, poi, partecipai su proposta del mio professore a un corso per acquisire le competenze di "dirigente di piccole e medie imprese" alla fine del quale mi venne somministrato un breve questionario nel quale mi si chiedeva cosa avessi voluto fare da grande. Risposi testualmente "dare un contributo allo sviluppo socio-economico della mia terra". Fu così che il professore mi propose di diventare "cultore della materia" e di frequentare l'Università per imparare un mestiere, quello del ricercatore e quello dell'insegnante. Trovai la proposta gratificante, anche perchè allora stravedevo per lui, perchè per la prima volta in vita mia mi aveva fatto amare lo studio e le lezioni, al punto che ricordavo tutti i concetti e gli esempi fatti a lezione, senza aver avuto troppo bisogno di leggere il libro di testo. Fu così che mentre fino a poco prima pensavo di laurearmi per finire di studiare, in seguito la vita ha voluto che scegliessi una strada che, se non voglio invecchiare professionalmente prima del tempo, mi porta a studiare tutti i giorni, tutto l'anno, per tutta la vita.


Eppure, io non ero figlio di persone altolocate o dal nobile curriculum: sono nato in una famiglia di persone umili, mio padre ha fatto il meccanico, l'operaio all'ERLAAS (l'Ente che si occupò della disinfestazione della Sardegna col DDT dopo la fine della seconda guerra mondiale), l'autista e, infine, l'impiegato in Consiglio Regionale, mentre mia madre ha dedicato tutta la sua vita alla famiglia, a mio babbo a sua mamma, a miei fratelli e me. Caratterialmente mio padre era piuttosto severo, attento al rispetto delle regole a partire da sé, ma generoso ben oltre le poche parole che era in grado di esprimere, nonchè facilmente emotivo; mia madre, spesso chiamata a fare da mediatrice tra noi e lui, amorevole e sempre a disposizione di noi figli, talvolta troppo e, soprattutto, eccessivamente protettiva nei nostri confronti.

I valori con cui sono cresciuto, insieme ai miei fratelli, sono quindi stati quelli dell'onestà, del rispetto degli altri, della condivisione del poco che si aveva (mia nonna e mia mamma erano solite ripetere "in su bucconi spartziu s'angelu si nci setzit"), del non essere egositi.


Pur umili e perbene, tuttavia, i miei non hanno avuto la possibilità di studiare che invece hanno giustamente preteso per me e i miei fratelli. Questa condizione di partenza ha fatto si che, in totale buona fede, abbiano commesso anche qualche errore. Su tutti, per me, il fatto che non volessero che ci esprimessimo in sardo, considerato da mia madre un "dialetto" poco consono (diceva volgare) per chi, secondo lei, doveva invece affermarsi in una società che si modernizzava.



Perchè questo blog?

Ho deciso di aprire questo spazio nel quale raccontare un po' di me ma, sopratutto, una visione del mondo che, sulla base della formazione umana ed economico-aziendale, delle esperienze, delle letture e delle ricerche fatte, considero non solo auspicabile ma praticabile, a dispetto delle logiche, delle prassi e dei luoghi comuni nei quali siamo immersi quotidianamente e che, non di rado, portano alla conclusione del "non si può fare", del "lascia perdere", "non ti conviene", ecc..

Il motivo fondamentale di questa decisione risiede, quindi, nella volontà, dopo anni di sola attività didattica e di ricerca, di uscire da quel mondo mettendomi a disposizione della terra in cui vivo, provando a proporre una visione umana e politico-culturale, con idee, proposte e azioni, volte a portare il mio "granello di sabbia" per una Sardegna più consapevole, equa, libera e umana.


Cultura, equità e libertà sono quindi i valori che informano la visione che ho dell'umanità e che immagino di costruire, il che significa che al momento, purtroppo, siamo ancora lontani dal vedere queste prospettive trovare riscontro nella quotidianità. Questo blog, pertanto, ha una valenza Politica, nel senso nobile che questo termine porta con sé, occuparsi della polis, nell'interesse della polis.

L'intento, molto ambizioso per la verità, non è solo quello di comunicare agli altri la mia visione, le mie idee, le mie analisi, le mie letture, i documenti che deciderò di condividere, ecc., ma anche quello di provare a dialogare con chi mi legge, possibilmente con argomentazioni, documenti e quanto penso possa essere utile anche agli altri lettori per capire, scoprire, cambiare. Si, cambiare imparando e imparare cambiando. Ho maturato infatti la convinzione che non c'è apprendimento senza cambiamento e non c'è cambiamento senza apprendimento. Chi evoca in modo errato la coerenza come pretesto per non cambiare, secondo la mia opinione, non ha neppure voglia di imparare e, in questo modo, diventa un limite al progresso, all'evoluzione di sé stesso e anche degli altri.

Voglio infine precisare che scrivo questo blog prevalentemente in italiano perchè voglio raggiungere il maggior numero di persone del contesto in cui vivo ma mi piace il sardo, la lingua della mia terra, limba mama, e ho imparato, ancora poco purtroppo, a scriverlo e parlarlo. Voglio però migliorarmi anche in questo, il che significa che ci saranno dei post, scritti da me o da altri che deciderò di ospitare, in sardo, la lingua della mia Nazione.


Duncas, m'eis a scusai si non fatzu una parti in sardu e un'àtera in italianu pro ite ci bolit tropu tempu a iscriere duas bortas su matessi cuntzetu. Tando, teneis passientzia pro ite deu seu a solu e non tengiu pessones chi traballant pro mei e non tengiu dinai pro mantennere àteros chi non siant is de domu.


La fortuna di aver potuto studiare mi ha permesso però di viaggiare, conoscere altre persone, altre culture e, seppure tardi, ho imparato un po' di inglese che mi ha permesso e mi permette di interloquire con altri popoli. Questo fa di me, come piace definirmi, una persona appartenente al genere umano, di nazionalità sarda con la tutela giuridica della cittadinanza italiana ed europea.

Grazie in anticipo a quanti avranno la bontà di leggermi e, soprattutto, di interagire in modo costruttivo, magari per immaginare e creare una Sardegna più umana, consapevole, equa e libera.

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