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EINSTEIN TELESCOPE Come Sos Enattos è diventata candidata

La storia, ricostruita con date e fonti, di una candidatura nata da una ricerca scientifica di un luogo eccezionalmente silenzioso


Intorno all'Einstein Telescope (ET) si discute molto, ed è giusto che sia così. Un'infrastruttura scientifica di queste dimensioni, destinata — se la candidatura italiana sarà scelta — a incidere per decenni su una parte importante della Sardegna centrale, merita domande, confronto e anche dissenso. Proprio per questo motivo può essere utile partire dai fatti, con le rispettive fonti e date.

Una delle domande che ricorre più spesso è semplice: chi ha deciso di candidare Sos Enattos? La risposta, ricostruibile attraverso le fonti dirette e i documenti ufficiali, è più articolata di come viene spesso raccontata — ed è diversa dall'idea che qualcuno, a Roma o a Bruxelles, abbia scelto a tavolino la Sardegna per una infrastruttura già progettata altrove.


Prima di Sos Enattos

A metà degli anni Duemila la ricerca sulle onde gravitazionali entra in una nuova fase. Le onde gravitazionali non sono ancora state osservate direttamente — accadrà solo nel settembre 2015, con il celebre annuncio del febbraio 2016 dato in contemporanea da Fulvio Ricci e dallo statunitense David Reitze — ma la comunità internazionale comincia già a lavorare alla generazione di strumenti successiva a LIGO e Virgo.

Come racconta lo stesso Fulvio Ricci, docente emerito di fisica gravitazionale sperimentale alla Sapienza e per anni portavoce della collaborazione Virgo, tra il 2007 e il 2008 la comunità scientifica europea, forte dell'approvazione del progetto Advanced Virgo, comincia a immaginare un rivelatore di terza generazione. [1] È con il Settimo Programma Quadro dell'Unione Europea — su impulso in particolare di Michele Punturo (INFN Perugia) e di Jo van den Brand (Nikhef, Paesi Bassi) — che l'Osservatorio Gravitazionale Europeo (EGO) ottiene i fondi per il disegno concettuale del nuovo strumento, confluito nel 2011 in un volume che getta le basi scientifiche e tecnologiche dell'Einstein Telescope. [1]

La localizzazione sotterranea è, fin da subito, un requisito centrale: per ascoltare vibrazioni infinitesimali dello spazio-tempo occorre sottrarre lo strumento, per quanto possibile, al rumore sismico naturale e a quello prodotto dalle attività umane. Parallelamente al disegno concettuale iniziano quindi le prime ricognizioni sui siti europei papabili — in particolare in Ungheria, Bulgaria, Spagna e Olanda, esplorate da dottorandi e ricercatori del Nikhef. [1] In Italia le ipotesi iniziali sono il Gran Sasso, che ospitava già i laboratori sotterranei dell'INFN, e un sito siciliano presso una miniera di sale non lontano da Agrigento; entrambe le opzioni presentano però criticità, sismiche nel primo caso (l'Abruzzo era stato colpito dal terremoto del 2009) e geologiche nel secondo. [1]

Sos Enattos, a questo punto della storia, non è ancora tra le ipotesi in campo.


Un fisico guarda una carta sismica

Verso la fine del 2009 Fulvio Ricci comincia a consultare le mappe della sismicità italiana, cercando alternative al Gran Sasso e alla Sicilia. La Sardegna, tra le regioni meno sismiche d'Italia, gli torna in mente anche per un altro motivo: Adalberto Giazotto, co-fondatore di Virgo insieme ad Alain Brillet, l'aveva già presa in considerazione, prima di orientarsi sul sito toscano di Cascina. [1]Decide quindi di approfondire lo studio delle mappe sismiche sarde concentrandosi sulle aree intorno alle miniere dismesse, e comincia a telefonare, dal suo studio della Sapienza, ai gestori di questi siti. [1]

Un grande laboratorio sotterraneo, infatti, non si costruisce semplicemente dove i terremoti sono rari: occorre verificare che cosa accada davvero nel sottosuolo, e possibilmente disporre di un luogo in cui sia già possibile scendere per effettuare misurazioni. Le miniere dismesse della Sardegna offrono esattamente questa possibilità.


Una telefonata a Sos Enattos

Tra i contatti tentati da Ricci c'è quello con Gianluca Loddo, responsabile della miniera dismessa di Sos Enattos, nel territorio di Lula. L'episodio, raccontato dallo stesso fisico, è quasi paradossale visto con gli occhi di oggi: quando Ricci si presenta come docente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Loddo reagisce con diffidenza, perché in quel periodo in Sardegna era in corso un acceso dibattito sulla possibilità di stoccare scorie nucleari nell'isola, e la parola “nucleare” mette subito in allarme l'interlocutore. [1]Chiarito l'equivoco — si trattava di onde gravitazionali, non di scorie, e le prime misure riguardavano solo il rumore sismico — Loddo accetta di ricevere Ricci in miniera e lo indirizza a IGEA, la società che gestisce i siti minerari dismessi della Regione, per l'autorizzazione formale a installare gli strumenti. [1]

Non c'è ancora, in questa fase, alcuna candidatura della Sardegna, né un Governo che abbia deciso di collocare ET a Lula, né la certezza che quel luogo fosse davvero adatto. Ci sono soltanto alcuni ricercatori che vogliono misurare.


Tre giorni che cambiarono la storia del sito

Le prime rilevazioni, condotte insieme a colleghi del Nikhef che portano in Sardegna un proprio sistema di monitoraggio sismico, danno risultati sorprendenti: già dopo circa tre giorni di raccolta dati risulta chiaro che il sito è, nelle parole di Ricci, “inesorabilmente il meglio che avremmo potuto trovare per un esperimento di questo tipo”. [1]

Una campagna di pochi giorni, però, non basta. Solo tra la fine del 2011 e il 2012 — oltre un anno dopo le prime misure — vengono reperiti nuovi fondi per una campagna più lunga, necessaria anche per verificare eventuali effetti stagionali sul rumore di fondo. Le misure confermano ancora l'eccellente qualità del sito, così come tutte le campagne successive. [1] Nel frattempo cadono, per motivi scientifico-geologici o politici, quasi tutte le altre candidature europee, lasciando in corsa sostanzialmente solo Sos Enattos e il sito transfrontaliero dell'Euregio Mosa-Reno, tra Germania, Belgio e Paesi Bassi. [1]

La Sardegna possedeva qualcosa che fino ad allora poteva essere considerato soprattutto uno svantaggio — bassa densità abitativa, limitata industrializzazione, ridotta attività antropica — e che, per uno strumento capace di misurare perturbazioni infinitesimali dello spazio-tempo, si trasforma improvvisamente in una risorsa scientifica. Il silenzio acquista valore.


Dalla scoperta scientifica alla candidatura politica

Individuare scientificamente un sito adatto non equivale a candidarlo politicamente: sono due processi distinti, e distanti nel tempo. L'interesse scientifico per Sos Enattos nasce tra la fine del 2009 e i primi anni Dieci; la candidatura istituzionale matura solo alcuni anni più tardi.

Il 7 febbraio 2018 il progetto viene presentato a Roma alla ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Valeria Fedeli dal presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru e dall'assessore regionale della Programmazione Raffaele Paci, insieme al presidente dell'INFN Fernando Ferroni e al rettore dell'Università di Sassari Massimo Carpinelli. [2] [3] Pochi giorni dopo, il 22 febbraio 2018, MIUR, Regione Sardegna, INFN e Università di Sassari firmano a Cagliari un protocollo d'intesa finalizzato a sostenere l'insediamento dell'Einstein Telescope in Sardegna, che prevede tra l'altro uno stanziamento statale di 17 milioni di euro per il potenziamento di Advanced Virgo a Cascina. [2] [3]

Le dichiarazioni ufficiali dell'epoca non lasciano spazio a dubbi sul ruolo della Regione: non si tratta di comunicare una decisione già presa altrove, ma di presentare e sostenere una candidatura propria. La Regione aveva peraltro già destinato risorse alla riapertura del laboratorio di ricerca di Sos Enattos negli anni precedenti alla firma del protocollo.


Da una miniera a un'infrastruttura scientifica

Nel 2019 nasce il laboratorio SAR-GRAV, frutto di un Accordo di Programma tra Regione Sardegna, Università di Sassari, INFN, INGV, Università di Cagliari e IGEA, finanziato inizialmente dalla Regione con 3,5 milioni di euro. [5] [6] Il 18 settembre 2021 viene inaugurato, all'interno del laboratorio, il primo esperimento ospitato a Sos Enattos, Archimedes, dedicato alla misura dell'interazione tra fluttuazioni quantistiche del vuoto e gravità, e utile anche a caratterizzare ulteriormente il rumore di fondo del sito. [5]

Sul piano europeo, il governo italiano presenta la candidatura di ET alla Roadmap ESFRI (European Strategy Forum on Research Infrastructures) il 9 settembre 2020, con il sostegno di Paesi Bassi, Belgio, Polonia e Spagna; il 30 giugno 2021 l'ESFRI decide di includere l'Einstein Telescope nell'aggiornamento 2021 della propria roadmap, un passaggio che rafforza la credibilità internazionale del progetto e accelera gli studi di caratterizzazione dei siti candidati. [4]

Nel dicembre 2022 nasce ETIC (Einstein Telescope Infrastructure Consortium), finanziato con 50 milioni di euro, con l'obiettivo di sostenere la candidatura italiana attraverso attività di ricerca e sviluppo; negli anni successivi la Regione Sardegna stanzia ulteriori fondi per SAR-GRAV, e nel 2025 viene inaugurato alla Sapienza il laboratorio ARC-ETCRYO per lo sviluppo delle tecnologie criogeniche necessarie a raffreddare gli specchi di ET. [6] [9] Le misurazioni a Sos Enattos proseguono senza interruzione: ancora nel 2026 nuove campagne hanno confermato livelli molto bassi di rumore sismico e caratteristiche del sottosuolo favorevoli, mentre eventi pubblici e documentari — come la proiezione al Planetario di Roma dell'11 febbraio 2026 — continuano ad accompagnare la candidatura. [8]


Che cosa racconta davvero questa storia

Racconta, innanzitutto, che l'Einstein Telescope non è un progetto nato in Sardegna: è un grande progetto scientifico europeo, sviluppato da una comunità internazionale di ricercatori, e sarebbe altrettanto sbagliato costruire la narrazione opposta attribuendo alla Sardegna la paternità del progetto.

Ma racconta anche qualcos'altro. La Sardegna non entra nella storia perché qualcuno decide, a priori, di destinarle l'Einstein Telescope: entra perché alcuni ricercatori cercano in Europa le condizioni fisiche necessarie a un osservatorio di questo tipo, e scoprono che un'antica miniera nel cuore dell'isola possiede caratteristiche eccezionali. Prima vengono le carte sismiche; poi le telefonate; poi l'autorizzazione a entrare in miniera; poi gli strumenti; poi le misurazioni, ripetute per anni. Solo alla fine di questo percorso arriva la candidatura istituzionale, il 22 febbraio 2018.


I fatti non risolvono il dibattito. Lo rendono possibile

Ricostruire questa storia non significa sostenere che l'Einstein Telescope debba necessariamente essere costruito a Sos Enattos: quella è un'altra domanda, che riguarda gli scavi, gli impatti ambientali, le risorse idriche, i vincoli sulle altre attività economiche, le infrastrutture necessarie, i costi e soprattutto la capacità della Sardegna di trasformare un investimento scientifico internazionale in sviluppo duraturo per il territorio. Su tutto questo si può essere favorevoli, contrari, o — più utilmente a mio modesto avviso — porre condizioni.

Ma per discutere seriamente occorre distinguere ciò che è accaduto da ciò che immaginiamo sia accaduto. La domanda non è se un giorno qualcuno a Bruxelles abbia deciso di mandare l'Einstein Telescope in Sardegna: le fonti disponibili raccontano una storia diversa. La domanda che oggi dovrebbe interessarci è piuttosto un'altra: una volta scoperto che la Sardegna possiede una risorsa naturale e territoriale straordinariamente rara per la ricerca scientifica mondiale, siamo capaci di governarla in modo che generi conoscenza, competenze, opportunità e valore anche per chi in Sardegna vive?

Su questo vale la pena discutere. E, prima ancora, vale la pena comprendere.

 

Note e fonti

[1] F. Ricci, «Perché Sos Enattos? Alle origini della candidatura sarda a ospitare ET» (intervista), Einstein Telescope Italia, 12 febbraio 2024.  https://www.einstein-telescope.it/2024/02/12/perche-sos-enattos-alle-origini-della-candidatura-sarda-a-ospitare-et-intervista-a-fulvio-ricci/

[2] Regione Autonoma della Sardegna / MIUR / INFN / Università di Sassari, comunicato congiunto «Onde gravitazionali, MIUR, INFN e Università di Sassari lanciano la candidatura della Regione Sardegna a ospitare un osservatorio internazionale», Cagliari, 22 febbraio 2018.  https://www.regione.sardegna.it/notizie/359628

[4] Maastricht University, «Einstein Telescope approved for ESFRI Roadmap 2021», 1 luglio 2021 (proposta presentata dal governo italiano il 9 settembre 2020); GSSI, comunicato del 1 luglio 2021.  https://www.maastrichtuniversity.nl/news/einstein-telescope-approved-esfri-roadmap-2021

[5] INFN, «Sardegna, inaugurato il primo esperimento del laboratorio SAR-GRAV: vuoto e fisica quantistica al cuore di Archimedes», 18 settembre 2021 (laboratorio SAR-GRAV attivo dal 2019).  https://www.infn.it/sardegna-si-inaugura-il-primo-esperimento-del-laboratorio-sar-grav-vuoto-e-fisica-quantistica-al-cuore-di-archimedes/

[6] Consiglio regionale della Sardegna, Mozione n. 31, XVII Legislatura (finanziamenti regionali a SAR-GRAV; costituzione del consorzio ETIC nel dicembre 2022).  https://www.consregsardegna.it/xviilegislatura/mozioni/31/

[7] Sardegna Live, «Einstein Telescope: cos'è, nascita del progetto e candidatura di Sos Enattos», 19 marzo 2025 (siti italiani iniziali: Gran Sasso e area di Agrigento; storia mineraria di Sos Enattos).  https://www.sardegnalive.net/in-sardegna/einstein-telescope-cose-nascita-del-progetto-e-candidatura-di-sos-enattos-bfr90t7b

[8] Einstein Telescope Italia, «Al Planetario di Roma, la prima nazionale del documentario “Einstein Telescope, ascoltare l'universo oltre le stelle”», 12 febbraio 2026.  https://www.einstein-telescope.it/2026/02/12/al-planetario-di-roma-la-prima-nazionale-del-documentario-einstein-telescope-ascoltare-luniverso-oltre-le-stelle/

[9]Einstein Telescope Italia, «Inaugurato alla Sapienza il laboratorio ARC-ETCRYO per le tecnologie criogeniche», 4 aprile 2025. https://www.einstein-telescope.it/2025/04/04/einstein-telescope-inaugurato-alla-sapienza-il-laboratorio-arc-etcryo-per-le-tecnologie-criogeniche/

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