Einstein Telescope: la trasparenza che esiste altrove, e quella che manca ancora qui
- giuseppe melis

- 3 giorni fa
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Premessa
Nei giorni scorsi ho provato a distinguere ciò che sappiamo da ciò che temiamo sull'Einstein Telescope, e a colmare alcuni vuoti informativi sul rapporto tra il progetto e le attività estrattive del territorio. C'è però una domanda che non mi ero ancora posto, e che vale la pena affrontare: la Sardegna non è l'unica candidata a ospitare questa infrastruttura. Esiste un sito concorrente, nell'Euregio Mosa-Reno — il territorio di confine tra Paesi Bassi, Belgio e Germania — impegnato nella stessa corsa. Ebbene, come ci si sta muovendo lì? La popolazione locale ha le stesse preoccupazioni? E, soprattutto: il livello di trasparenza che chiediamo qui è uno standard universale del progetto, o qualcosa che stiamo negoziando da soli?
La risposta, con i dati alla mano, è articolata: le preoccupazioni dei cittadini sono sorprendentemente simili nei due territori, ma il modo in cui vengono raccolte, gestite e trasformate in impegni verificabili non lo è.
Le stesse domande, da un'altra parte d'Europa
Nel Limburgo olandese, tra il 2024 e il 2025, l'ufficio di progetto dell'Einstein Telescope EMR ha organizzato sette incontri informativi pubblici, che hanno coinvolto oltre 600 residenti delle aree interessate (Gulpen-Wittem, Vaals, Eijsden-Margraten in Olanda, Voeren, Welkenraedt, Aubel, Plombières e Dalhem in Belgio). Le domande e le richieste raccolte in quelle occasioni sono, punto per punto, le stesse che circolano nel dibattito sardo:
non alterare in modo permanente il paesaggio;
essere tenuti costantemente informati sulle tappe decisionali;
capire in che modo il progetto rafforzerà l'economia locale;
garantire una distribuzione equa di benefici e disagi tra i diversi comuni dell'area, evitando che una parte del territorio incassi i vantaggi e un'altra si accolli i costi.
Non è dunque un tratto solo "sardo" quello della preoccupazione per la trasparenza di un progetto di questa scala: è la reazione fisiologica di qualunque comunità chiamata a ospitare un'infrastruttura così grande e impattante. Il punto interessante non è che la gente si preoccupi — succede ovunque — ma come le istituzioni rispondono a quella preoccupazione.
Quello che l'Euregio Mosa-Reno sta facendo diversamente
Alcuni elementi, documentati pubblicamente, meritano di essere segnalati come termine di paragone:
Uno studio indipendente di ascolto della popolazione. Il consorzio scientifico Nikhef ha commissionato all'Università di Hasselt — con il supporto dell'Università di Liegi — un percorso di ricerca esplicitamente indipendente per mappare timori, aspettative e opportunità percepite dai residenti, prima che le decisioni vengano prese: interviste di strada, contatti con gli stakeholder, incontri di gruppo. Non un questionario di gradimento a cose fatte, ma un lavoro di ricerca sociale preventivo.
Un impegno pubblico, con nomi e principi dichiarati, sulla tutela del paesaggio. Il 15 dicembre 2025 l'ufficio di progetto ha firmato un charter con il "Landschapspark Grenzeloos Bocageland", il consorzio di sette comuni (Plombières, Dalhem, Aubel, Voeren, Eijsden-Margraten, Gulpen-Wittem, Vaals) nato per proteggere il paesaggio collinare della regione. L'annuncio, con tanto di firmatari nominati da entrambe le parti, è pubblico e verificabile: l'obiettivo dichiarato è elaborare insieme una visione d'area secondo un principio "rigenerativo", per cui dove la costruzione richiederà un intervento sul paesaggio l'ambizione è restituirlo in condizioni migliori di quelle di partenza, non solo "ripararlo". Il testo integrale dell'accordo non risulta pubblicato — resta quindi un impegno di principio tracciabile nella sua esistenza e nei suoi firmatari, non (ancora) un documento i cui dettagli operativi si possano verificare riga per riga.
Un percorso di VIA dichiarato in anticipo, con diritto di opposizione esplicito. Le FAQ ufficiali del progetto EMR affermano chiaramente che i residenti avranno diritto a un'opposizione formale nel momento in cui saranno presentate le domande di autorizzazione concrete e la valutazione di impatto ambientale. Non è lasciato intuire: è scritto, prima ancora che accada.
Trasparenza anche sulle restrizioni più delicate. È stato lo stesso consorzio scientifico a chiedere alla Provincia del Limburgo di vietare nuove turbine eoliche e attività di scavo in un raggio di 10 km dal sito, per motivi tecnici legati al rumore sismico — e la Provincia ha risposto adottando quelle regole. È lo stesso tipo di vincolo che in Sardegna alimenta sospetti sull'esclusione dell'eolico dai rinnovi delle aree minerarie; lì è comunicato come richiesta tecnica esplicita del proponente scientifico, motivata pubblicamente, non come una decisione politica opaca.
Verifica indipendente dei dati tecnici. I risultati delle trivellazioni geologiche nell'area di ricerca sono stati verificati da TNO, il servizio geologico nazionale olandese — un passaggio di controllo terzo che, per quanto risulta pubblicamente oggi, non ha un equivalente dichiarato per Sos Enattos.
Una lettura onesta, non polemica
Non credo che questo confronto autorizzi a concludere che le istituzioni italiane stiano trattando la Sardegna con minore riguardo per malafede. Potrebbero pesare culture amministrative diverse — nei Paesi Bassi la partecipazione strutturata (inspraak) è una tradizione consolidata — uno stadio del processo diverso, o semplicemente una comunicazione meno capillare verso l'esterno, che non equivale necessariamente ad assenza di attività equivalenti.
Ma il divario che si percepisce nel dibattito pubblico sardo è, sulla base di quanto è oggi verificabile, reale: da un lato annunci istituzionali, accordi di programma, bandi per le imprese; dall'altro non risulta ancora, per Sos Enattos, né uno studio indipendente di ascolto della popolazione locale commissionato dal progetto, né un percorso dichiarato con chiarezza su quando e come i cittadini potranno esercitare un'opposizione formale legata alla VIA definitiva.
Prima o dopo la decisione? Due livelli di studio da non confondere
A questo punto è lecito chiedersi: ma questi studi non dovrebbero essere conclusi prima della scelta finale sul sito, prevista per dicembre 2026? La risposta cambia a seconda di quale studio si intende, ed è una distinzione che vale la pena esplicitare per non trasformare una richiesta legittima in una pretesa impraticabile.
Gli studi comparativi preliminari — caratterizzazione geologica, geofisica, valutazione ambientale di massima, analisi dei rischi — dovrebbero sì essere completi e pubblici prima della decisione. È una questione di logica elementare: se la scelta tra i siti si basa anche sull'idoneità tecnica, un organo decisore che non dispone di un quadro comparabile tra i candidati sta scegliendo con informazioni asimmetriche, e i cittadini non hanno modo di verificare che la selezione sia avvenuta nel merito. Su questo fronte emerge però un'asimmetria concreta: la caratterizzazione geologica dell'EMR è stata pubblicata su una rivista scientifica peer-reviewed (Bulletin of Engineering Geology and the Environment, Springer, novembre 2025) — verificabile da chiunque, con metodo dichiarato. Per Sos Enattos, la valutazione preliminare di impatto ambientale è stata approvata dalla Conferenza di Servizi il 7 novembre 2025, ma non risulta pubblicata come documento consultabile: è passata attraverso un organo istituzionale, non attraverso peer review o disclosure pubblica. Stesso tipo di studio, due livelli di accessibilità diversi.
La Valutazione di Impatto Ambientale definitiva — quella con consultazione pubblica vincolante e diritto di opposizione formale, sia in Italia (Codice dell'Ambiente) sia nell'EMR, dove le FAQ ufficiali specificano che l'opposizione formale arriverà "quando ci saranno domande di autorizzazione concrete" — è un procedimento legale nazionale, lungo e costoso, specifico per il progetto esecutivo di un singolo sito. Pretendere che ciascuna delle giurisdizioni in gara (Italia, il complesso Paesi Bassi-Belgio-Germania, la Sassonia) porti a termine l'intero iter legale definitivo solo per scartarne due su tre non sarebbe un obiettivo praticabile, in termini di tempi e di risorse pubbliche impegnate: è per questo che ovunque si segue un approccio a due fasi, con una valutazione comparativa preliminare per la scelta e il percorso legale integrale riservato solo al sito vincitore.
La richiesta di trasparenza, per essere credibile, deve quindi essere formulata con questa distinzione in mente: non "serve la VIA definitiva prima della scelta" — che sarebbe irrealistico — ma "gli studi comparativi preliminari, quelli che di fatto orientano la decisione, devono essere pubblici, comparabili tra i siti candidati, e sottoposti a un livello di verifica indipendente equivalente a quello che il sito concorrente sta già garantendo". Non un privilegio in più per la Sardegna: lo stesso standard già praticato nell'altra candidatura dello stesso progetto europeo, applicato anche qui, prima che la partita si chiuda.
Un secondo tassello: cosa succede alle attività esistenti nel tempo
C'è un ulteriore aspetto, emerso di recente nel confronto con un amico che conosce da vicino il territorio, che completa il quadro aperto dal pezzo sulle cave: la fase di costruzione del cantiere (12 anni, con conclusione realisticamente intorno al 2039, secondo le stesse fonti istituzionali regionali) genererà una domanda significativa di materiali da costruzione — inclusi, verosimilmente, quantitativi importanti di calcestruzzo per il rivestimento delle opere sotterranee. È un'ipotesi plausibile, non ancora documentata pubblicamente nei dettagli tecnici (dipende, tra l'altro, dalla tecnica di scavo che verrà scelta), ma se confermata cambierebbe la lettura del rapporto tra ET e il comparto cementiero locale nel breve-medio periodo: da minaccia percepita a possibile beneficiario temporaneo.
Il punto critico resta però lo stesso già sollevato: cosa succede dopo la fine del cantiere, quando la domanda straordinaria cessa e restano solo le regole ordinarie di rinnovo delle aree estrattive? Su questo — esattamente come sulla partecipazione dei cittadini — non c'è oggi una risposta scritta.
Cosa chiedere, in concreto
Mettendo insieme i due filoni, ciò che è necessario predisporre fin da subito, con onestà e trasparenza dagli attori che stanno portando avanti il progetto di Sos Enattos, è riconducibile ai seguenti punti:
La pubblicazione integrale degli studi comparativi preliminari — geologici, geofisici, di impatto ambientale di massima — prima della decisione di dicembre 2026, con un livello di verifica indipendente (peer review o soggetto terzo) equivalente a quello già garantito per il sito concorrente.
Uno studio indipendente di ascolto della popolazione, commissionato dal progetto italiano a un soggetto terzo (università, centro di ricerca sociale), sul modello di quanto già fatto dall'Università di Hasselt nell'Euregio Mosa-Reno — non un evento isolato, ma un percorso strutturato che preceda le decisioni, non le segua.
Una dichiarazione pubblica e vincolante sui tempi e le modalità della VIA definitiva, riservata al sito che verrà scelto, con indicazione chiara di quando i cittadini e i comuni potranno esercitare un'opposizione formale — sul modello di quanto già comunicato dalle FAQ ufficiali dell'EMR.
Un accordo scritto e verificabile sulla tutela del paesaggio e delle attività esistenti, che non si limiti agli annunci ma fissi impegni, tempi e responsabilità — come il charter firmato nel Limburgo.
Garanzie esplicite sul dopo-cantiere per il comparto estrattivo e cementiero, che chiariscano cosa succede alle imprese esistenti quando la domanda straordinaria generata dal cantiere si esaurisce.
Nessuna di queste richieste nega il valore scientifico del progetto, né la legittimità della candidatura italiana. Chiede, semplicemente, che lo standard di trasparenza già praticato altrove nello stesso progetto europeo — verificabile, replicabile, già esistente — diventi anche lo standard sardo.
Fonti principali: Provincia di Limburgo (nieuwsberichten); Einstein Telescope EMR (FAQ ufficiali e blog); Rijksoverheid.nl; L1 Nieuws; VRT NWS; Regione Autonoma della Sardegna (pagina Domande e risposte ET).



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