Pecore nere a scuola: perché senza arte e musica diventiamo tutti uguali
- giuseppe melis
- 15 ore fa
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La scuola italiana soffoca i pensieri ribelli e creativi, e i giovani scappano. Ma proprio arte, musica e filosofia potrebbero restituirle senso e futuro.

In Italia, e in Sardegna in particolare, i dati sull’istruzione restituiscono un quadro preoccupante: alti tassi di abbandono scolastico nella scuola secondaria, un numero limitato di diplomati e un’ancora più bassa proporzione di laureati rispetto alla media europea (ISTAT, 2024). Nel 2023, il tasso di abbandono scolastico nella fascia 18–24 anni in Sardegna ha raggiunto il 17,3 %, ben al di sopra della media nazionale del 10,5 % e di quella europea del 9,5 % (Eurostat, 2023): 1 giovane su 5 abbandona prematuramente la scuola, superiore di oltre 7 punti rispetto alla media europea. Anche la dispersione implicita è molto elevata: il 15,9 % degli studenti sardi termina il ciclo senza competenze minime, rispetto all’8,7 % del resto d’Italia (Save the Children/Adecco, 2022).
Questo non è solo un problema economico o di risorse, ma una crisi culturale e sociale che richiede una riflessione profonda sul senso dell’educazione.
Famiglie e scuola: due responsabilità intrecciate
Da un lato, purtroppo, molte famiglie sembrano oggi meno propense a considerare la formazione come un investimento di lungo periodo. Troppo spesso prevale l’idea che la scuola debba fornire solo “conoscenze utili” per inserirsi rapidamente nel mercato del lavoro, riducendo lo studio a una funzione utilitaristica. È un approccio che impoverisce i giovani, privandoli della dimensione più ampia della crescita personale e civile e, che in molti casi, fa passare, prima ancora di iniziare, la voglia di studiare. Accade cioè che lo studio invece che essere percepito fin da subito come attività liberatoria e liberante, per ciò stesso piacevole e motivante, sia interpretata invece come obbligo fastidioso che affatica la mente senza riscontri.Dall’altro lato, la scuola italiana appare rigida e funzionalista, poco capace di stimolare piacere, curiosità e creatività. Come ha scritto Lamberto Maffei in Elogio della lentezza (2014), l’istruzione appare sempre più subordinata alle logiche del mercato, quasi fosse una catena di montaggio che produce competenze spendibili a breve termine, trascurando la formazione integrale dell’individuo.
Il ruolo insostituibile delle discipline umanistiche
È proprio in questo contesto che le materie umanistiche assumono un valore decisivo. Letteratura, filosofia, arte, musica, educazione fisica non sono “accessori”, ma strumenti per liberare l’individuo dall’omologazione e sviluppare una biodiversità culturale che rende la comunità più antifragile (Taleb, 2013) e più ricca.
- La musica e l’arte insegnano l’ascolto e lo sguardo critico.
- La storia e la filosofia aiutano a interpretare la complessità.
- L’educazione fisica forma al rispetto del corpo e alla disciplina.
Sono ambiti che non vanno relegati in secondo piano o spostati in età successive: ciò che si perde nell’infanzia difficilmente si recupera.
Il valore del pensiero “irriverente” e delle “pecore nere”
Sempre Maffei ci invita a recuperare un pensiero “irriverente”, cioè non conformista, divergente, capace di rompere gli schemi. È un pensiero che potremmo definire anche “ribelle” — simile a quello evocato da Eugenio Finardi nella sua “musica ribelle” — e che si oppone all’omologazione, aprendo spazi di libertà e creatività.Nella stessa direzione si muovono il pensiero laterale (De Bono, 1970) e il pensiero meridiano (Cassano, 1996), che propongono prospettive alternative per uscire dalle strettoie di una razionalità unica, lineare, orientata solo all’efficienza.Essere “pecore nere” in un contesto che premia il conformismo non è un difetto, ma una risorsa. La “devianza creativa” è ciò che consente all’individuo e alle comunità di resistere all’appiattimento e di trovare soluzioni nuove. È un modo per coltivare biodiversità culturale e, in ultima analisi, per generare innovazione. Questo vale anche a livello ideologico e politico dove si fatica a uscire dalle forche caudine di una collocazione a destra, centro o sinistra, come se non ci fossero altre strade da percorre, più ibride, più generanti.La scuola, se ridotta a un addestramento funzionale, rischia di soffocare questo pensiero irriverente; se invece diventa uno spazio che valorizza l’arte, la musica, la filosofia, il corpo e la lentezza del pensiero, allora diventa il luogo in cui le “pecore nere” possono trasformarsi in motore di cambiamento sociale.
Cosa rinviare e cosa preservare
Al contrario, nella scuola primaria si potrebbero rinviare o alleggerire quelle materie che oggi affollano i programmi in forma nozionistica precoce — dalla grammatica complessa all’analisi logica dettagliata, dalla storia cronologica “di date e battaglie” a certe forme di matematica astratta. Servirebbe invece coltivare la lettura, il racconto, la storia della propria terra natia, la logica, la curiosità scientifica sperimentale e le arti, gettando così le basi di un sapere critico e motivante. Il tutto usando almeno tre lingue differenti (che fortuna quei bambini che hanno genitori di nazionalità differenti).
Una scelta di civiltà
Continuare a considerare la scuola come luogo di mera preparazione al lavoro significa contribuire al suo svuotamento e, in prospettiva, all’impoverimento del tessuto sociale. La Sardegna, con i suoi tassi di abbandono scolastico tra i più alti d’Europa, ne è la dimostrazione più evidente. Investire nelle discipline umanistiche significa invece investire in cittadini più liberi, consapevoli e creativi, capaci non solo di adattarsi al mercato, ma anche di trasformarlo.
Riferimenti bibliografici essenziali
· Cassano, F. (1996). Il pensiero meridiano. Roma‑Bari: Laterza.
· De Bono, E. (1970). Lateral Thinking. London: Jonathan Cape.
· Eurostat. (2023). Early school leavers by region. [Dati statistici].
· ISTAT. (2024). Rapporto annuale 2025 – Benessere equo e sostenibile. [Infografiche sulla dispersione scolastica e benessere dei territori]. https://www.istat.it/statistiche-per-temi/focus/benessere-e-sostenibilita/la-misurazione-del-benessere-bes/il-bes-nel-def/
· Maffei, L. (2014). Elogio della lentezza. Bologna: Il Mulino.
· Morin, E. (1999). La testa ben fatta: Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero. Milano: Raffaello Cortina.
· Nussbaum, M. C. (2010). Not for Profit: Why Democracy Needs the Humanities. Princeton, NJ: Princeton University Press.
· Robinson, K. (2011). Out of Our Minds: Learning to Be Creative. Chichester: Capstone.
· Save the Children / Adecco. (2022). School dropout in Italy. https://adeccogroup.it/school-dropouts-school-data/
· Taleb, N. N. (2013). Antifragile. Prosperare nel disordine. Milano: Il Saggiatore
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